Pianificazione strategica

Come costruire un piano strategico per una PMI o una startup: guida in 6 passi

di Herbert Tovagliari · Pubblicato il

In breve: un piano strategico è il documento che stabilisce dove un'impresa vuole arrivare nei prossimi tre-cinque anni, quali scelte fa per arrivarci e come misura se sta andando nella direzione giusta. Si costruisce in sei passi: analisi del contesto, obiettivi, scelte strategiche, piano economico-finanziario, governance e indicatori. Non è un esercizio formale: serve a prendere decisioni migliori, più in fretta.

Che cos'è un piano strategico (e perché non è un business plan)

Molte imprese confondono il piano strategico con il business plan, o pensano che il primo serva solo alle grandi aziende. In realtà sono due strumenti diversi e complementari.

Il piano strategico risponde alla domanda "dove vogliamo andare e perché". Definisce direzione, priorità e rinunce: cosa l'impresa farà e, altrettanto importante, cosa non farà.

Il business plan risponde alla domanda "come ci arriviamo e con quali risorse". Traduce la strategia in numeri: ricavi attesi, costi, investimenti, fabbisogno finanziario, flussi di cassa.

Il budget, infine, è la declinazione annuale e operativa di entrambi.

Piano strategicoBusiness planBudget
DomandaDove andiamo e perché?Come ci arriviamo, con quali risorse?Cosa facciamo quest'anno?
Orizzonte3-5 anni3-5 anni12 mesi
ContenutoVisione, obiettivi, scelte, prioritàProiezioni economico-finanziarieRicavi e costi per voce e per mese
DestinatariSoci, amministratori, managementSoci, banche, investitoriManagement e responsabili di funzione
RevisioneAnnuale o a eventi rilevantiQuando cambia la strategiaMensile o trimestrale

Una PMI può avere un ottimo budget e nessuna strategia: in quel caso controlla bene i costi, ma non sa se sta investendo nelle cose giuste.

Passo 1. Analizzare il contesto

Prima di decidere dove andare bisogna sapere dove si è. L'analisi del contesto guarda in due direzioni.

All'interno: bilanci degli ultimi tre-cinque anni, marginalità per prodotto o servizio, struttura dei costi, concentrazione dei clienti, competenze delle persone, processi che funzionano e processi che rallentano.

All'esterno: andamento del mercato, concorrenti, clienti che cambiano abitudini, normative, tecnologie che possono rendere obsoleto un modello o aprirne uno nuovo.

Lo strumento più usato per sintetizzare questa fase è l'analisi SWOT (punti di forza, debolezze, opportunità, minacce). È utile a patto di essere onesti: una SWOT in cui le debolezze sono sempre "esterne" non serve a niente.

Passo 2. Definire visione e obiettivi

La visione descrive in poche righe che impresa si vuole essere tra qualche anno. Gli obiettivi la rendono concreta e verificabile.

Un buon obiettivo strategico è misurabile, ha una scadenza ed è collegato a una scelta. "Crescere" non è un obiettivo. "Portare entro tre anni i ricavi da servizi ricorrenti al 40% del fatturato" lo è.

In una PMI conviene limitarsi a tre-cinque obiettivi. Oltre questo numero l'attenzione si disperde e il piano diventa un elenco di desideri.

Passo 3. Fare le scelte strategiche

È il cuore del piano, ed è il passo che più spesso viene saltato. Scegliere significa decidere:

  • su quali clienti e mercati concentrarsi;
  • quali prodotti o servizi sviluppare, mantenere o abbandonare;
  • come differenziarsi dai concorrenti (prezzo, qualità, specializzazione, servizio, territorio);
  • quali investimenti fare e quali rimandare;
  • cosa fare internamente e cosa affidare a partner.

Ogni scelta ha un costo opportunità. Un piano che non rinuncia a niente non è un piano strategico: è una dichiarazione d'intenti.

Passo 4. Tradurre la strategia in numeri

Qui il piano strategico incontra il business plan. Le scelte del passo precedente devono diventare proiezioni economico-finanziarie credibili:

  • conto economico previsionale (ricavi, costi, margini);
  • piano degli investimenti;
  • fabbisogno finanziario e fonti di copertura;
  • flussi di cassa, anno per anno.

Il controllo più utile è la sostenibilità: l'impresa riesce a finanziare la strategia che ha scelto? Molti piani falliscono non perché la strategia è sbagliata, ma perché la cassa finisce prima che gli investimenti producano risultati. Costruire almeno due scenari, uno prudente e uno atteso, aiuta a vedere il rischio prima che diventi un problema.

Passo 5. Definire governance e responsabilità

Un piano senza responsabili resta sulla carta. Per ogni obiettivo bisogna stabilire chi ne risponde, con quali risorse e con quale autonomia decisionale.

La governance riguarda anche il modo in cui il piano viene discusso e approvato: chi propone, chi decide, con quali informazioni. Nelle società con un consiglio di amministrazione, il piano strategico è uno degli strumenti principali con cui l'organo amministrativo orienta e controlla la gestione. Nelle imprese più piccole, anche solo un incontro periodico tra soci dedicato al piano fa una differenza concreta.

Passo 6. Scegliere gli indicatori e prevedere la revisione

Gli indicatori (KPI) dicono se il piano sta funzionando. Pochi, chiari e aggiornati con regolarità: meglio cinque indicatori guardati ogni mese che trenta in un report che nessuno legge.

Accanto agli indicatori economici (ricavi, margini, cassa) conviene inserirne alcuni che anticipano i risultati: nuovi clienti acquisiti, tasso di rinnovo, tempi di consegna, avanzamento dei progetti di investimento.

Il piano va rivisto almeno una volta l'anno e ogni volta che cambia qualcosa di rilevante nel contesto. Rivederlo non significa ammettere un errore: significa usarlo.

Gli errori più frequenti

  • Partire dai numeri invece che dalle scelte. Proiettare il fatturato degli ultimi anni con una percentuale di crescita non è strategia.
  • Scrivere il piano solo per la banca. Un documento preparato per ottenere un finanziamento raramente guida le decisioni interne.
  • Troppi obiettivi. Se tutto è prioritario, niente lo è.
  • Nessun responsabile. Gli obiettivi senza un nome accanto non avanzano.
  • Piano nel cassetto. Un piano che non viene monitorato smette di essere utile dopo pochi mesi.

La mia esperienza

Lavoro in Finaosta S.p.A. dal 2002: ho iniziato con l'istruttoria e l'analisi delle imprese e mi sono poi occupato di partecipazioni societarie, analisi di bilancio e governance. Oggi ho un ruolo dirigenziale nella Direzione Partecipazioni. Dal 2020 al 2022 sono stato Presidente e Amministratore Delegato di Cervino S.p.A., una società che opera in un contesto complesso fatto di territorio, turismo e impianti a fune.

Da queste esperienze ho imparato che la qualità di un piano strategico non dipende dalla lunghezza del documento, ma da quanto è chiaro su tre punti: cosa si sceglie di fare, come lo si finanzia e chi ne è responsabile. È lo stesso approccio che uso anche fuori dalla finanza d'impresa, quando costruisco un progetto digitale o un percorso di allenamento: analisi prima dell'azione, poche priorità, misurazione continua.

Quando ha senso farsi affiancare

Un supporto esterno è utile soprattutto in alcuni momenti: un passaggio generazionale, un investimento importante, l'ingresso di nuovi soci, una fase di crescita o di riorganizzazione, l'avvio di una startup che deve chiarire il proprio modello di business. Uno sguardo esterno aiuta a porre le domande scomode e a tenere separate le opinioni dai dati.

Se stai affrontando una di queste fasi, puoi leggere come lavoro sulla pagina Pianificazione strategica e governance o scrivermi per una prima conversazione.

FAQ

Domande frequenti.

Quanto deve essere lungo un piano strategico?

Non esiste una lunghezza giusta. Per una PMI un documento di 10-20 pagine, accompagnato dalle proiezioni economico-finanziarie, è spesso sufficiente. Conta che sia chiaro e che venga usato.

Ogni quanto va aggiornato?

Almeno una volta l'anno, in occasione della preparazione del budget, e ogni volta che cambia qualcosa di rilevante: un nuovo mercato, un investimento, un cambio nella compagine sociale.

Una startup ha bisogno di un piano strategico?

Sì, in forma più leggera. In una startup il piano serve soprattutto a esplicitare le ipotesi da verificare (chi è il cliente, quanto è disposto a pagare, quanto costa acquisirlo) e a decidere quando e come cambiare rotta.

Chi deve partecipare alla stesura?

Soci e amministratori per le scelte di fondo, i responsabili delle funzioni principali per l'analisi e gli obiettivi operativi. Un piano scritto da una sola persona rischia di non essere condiviso da chi lo deve realizzare.

Che differenza c'è tra piano strategico e piano industriale?

Nella pratica italiana i due termini sono spesso usati come sinonimi. Quando si distinguono, il piano industriale è la parte più operativa e numerica, molto vicina al business plan, mentre il piano strategico si concentra su direzione e scelte.